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Recensione: Il canto degli armonici

Alberto Ezzu, Il canto degli armonici

http://www.amadeusonline.net/musicaterapia.php

inserita il 18-05-2009

Letture tra canti e armonici (Seconda parte)

di Silvia Turrin

 

Dopo Il canto del leone verde, segnaliamo un testo di recente pubblicazione, curato dal musicoterapeuta Alberto Ezzu, in cui vengono spiegati gli elementi e le caratteristiche del canto difonico, scoperto dall’Occidente grazie alla conoscenza di quei popoli asiatici che da secoli lo impiegano per trascendere la realtà.

“La voce viene ad essere una risposta interna e personalizzata a qualcosa di esterno e spersonalizzato. Di fronte a un panorama senza volto né identità, la voce di ciascuno grida il proprio nome così come può, per dichiarare di essere al mondo…”. Così afferma Marco Buccolo − musicista, compositore, direttore d’orchestra e di coro − nell’incipit al capitolo dedicato alla voce, incluso nel bel libro Il Canto degli Armonici. Storia e tecniche del canto difonico, edito da Musica Practica. Molti sono ancora coloro che sottovalutano le potenzialità della voce e gli effetti benefici che essa produce a livello fisico-energetico. Molti sono ancora coloro che non credono come la cadenza e l’altezza del timbro vocale possano riflettere una particolare condizione emotiva e, più in generale, permettano di capire lo stato di armonia di una persona. È importante non sottovalutare la voce, poiché proprio attraverso essa, se impiegata in un certo modo, è possibile modificare e migliorare una condizione psico-fisica non eccellente. Uno dei metodi più antichi, nonché efficaci, utilizzati da varie popolazioni tra loro culturalmente differenti e distanti, è il canto armonico, a cui è dedicato il volume qui segnalato, scritto oltre che da Buccolo, da Massimo Amelio, Alberto Guccione, Raffaele Schiavo, Alice Visintin e Alberto Ezzu (che avevamo intervistato tempo fa, sempre per questa rubrica. Si veda l’articolo “Alberto Ezzu. La sensibilità verso gli altri”).

Gli autori, di varia estrazione, sono riusciti a sintetizzare in modo esaustivo gli elementi che caratterizzano il canto difonico, ricordando tra l’altro le varie tecniche nelle quali si dirama. Interessante è infatti l’excursus culturale-geografico su quei popoli (principalmente gli abitanti della Mongolia, della Siberia e del Tibet) che da secoli portano avanti questa particolare tradizione vocale. Nel capitolo espressamente dedicato al canto degli armonici vengono inoltre citati quegli artisti legati all’ambiente musicale occidentale − quali Terry Riley, La Monte Young e l’istrionico Karlheinz Stochhausen − che sono rimasti affascinati dai suoni prodotti dal canto difonico.

Per chi non ne ha mai sentito una registrazione o una performance dal vivo è difficile comprendere l’incanto di questa modalità musicale. Come si mette ben evidenza nell’introduzione del libro: “Ogni suono che il nostro orecchio percepisce come singolo, in realtà è una sovrapposizione di più toni, chiamati ipertoni o parziali, i quali risuonano simultaneamente al suono generatore, ma con differenti frequenze ed intensità. Riuscire ad allenare l’orecchio a riconoscere ed ascoltare ognuno di questi singoli suoni è un esercizio straordinario, una vera magia sonora, a cavallo tra puro piacere fisico e la profondità di un’esperienza spirituale”. Per capire e ascoltare questi suoni, vivendo quasi una catarsi a livello sensoriale, ci si può inizialmente affidare al cd audio allegato al libro, dove sono inclusi tappeti sonori, con armonium e tanpura indiani (strumenti che vengono spiegati in un paragrafo ad hoc), oltre che esempi di tecniche di canto difonico interpretate dagli stessi autori.

Il volume, agevole nella lettura, ha inoltre il pregio di spiegare quelle nozioni spesso trascurate o date per scontato, come la struttura fisiologica da cui si genera la voce, e l’importanza sia della respirazione sia della capacità di ascolto. L’elemento centrale rimane il respiro, unica funzione organica che abbiamo il potere di controllare. Coinvolge tra l’altro la trachea, i polmoni, il diaframma, le costole, la muscolatura addominale. Saper guidare in modo naturale le fasi d’inspirazione e di espirazione aiuta la voce a espandersi e a fuoriuscire con un’intensità molto più profonda che in assenza di questa consapevolezza respiratoria. L’ultima parte del libro illustra le modalità di lavoro portate avanti dagli autori come specialisti nel canto difonico. Illuminante è “La voce dell’Hara e il canto degli armonici”, capitolo in cui Alberto Guccione (ricercatore nell’ambito della terapia sonora e pranoterapeuta) espone alcune tecniche efficaci per giocare con la voce e per conoscerne tutte le potenzialità. In appendice, sono stati inseriti suggerimenti legati non solo a pellicole e a siti web, ma anche riferimenti bibliografici e discografici utili per approfondire questa antica pratica vocale che l’Occidente sta progressivamente scoprendo.

 

 

(«Settimanale», XXI, n. 27, 10 luglio 2009)

Il canto degli armonici: storia e tecniche del canto “difonico”

 

Alberto Ezzu è scrittore, musicista e musicoterapista, diplomandosi con una tesi sull’utilizzo della musica nel coma. Attualmente dirige “Alberto Ezzu Lux Vocal and Instrumental Ensemble”, ed è autore di numerosi scritti. In questo libro, l’autore vuole tracciare un quadro generale del canto.

Nella prima parte, tratta tramite l’anatomia umana, gli apparati che servono a svolgere questa attività musicale, come il respiro, molto importante per raggiungere un’estensione vocale molto larga, le corde vocali, gli scambi gassosi, l’orecchio umano, l’ascolto, in specifico quello degli armonici. In una seconda parte invece, inquadra il canto, a livello storico, spiegandone l’origine, a partire dal rinascimento, per poi citare alcune personalità che hanno compiuto degli studi sugli armonici, tra questi, Stockhausen, R. Laneri, D. Hykes, D. Stratos degli Area, J. Cole, S. Hinds, C. Bollmann, M. Vetter, T. Clements e altri ancora.

Infine fa un breve excursus, sulla nascita e sulle varie tecniche di canto difonico, che ci sono oggi nel mondo, come ad esempio lo Tseedznii xoomi, il Kamryn, lo Bagalzuuryn in Mongolia, il Khoomei, lo Kargyraa nella Repubblica di Tuva, lo stile Sigit, lo stile Khomei, gli stili tibetani e il Period doubling per la popolazione Xhosa del Sud Africa.

Quasi tutte queste esperienze musicali-sonore, sono contenute all’interno di un CD, allegato al libro. Nell’ultima parte, curata da Raffaele Schiavo, si fa riferimento alla risonanza armonica e alla vocalità corporea, a come il canto mette in relazione le persone.

Un libro molto specifico, per chi vuole approfondire aspetti del canto “inusuale” o per semplici curiosi. Acquistabile nelle migliori librerie o richiedibile sul sito www.musicapractica.it.

Nadia Sussetto

 

 

(«Giornale della Musica», ottobre 2009, anno XXV n. 263, sezione World)

Non solo tecnica, ma anche la storia e la fisiologia della fonazione

Cantar più suoni. L’arte del canto difonico e la sua diffusione nel mondo

di Daniele Bergesio

 

Il canto armonico o canto di gola (traducendo letteralmente “throat singing”, è pratica che trascende il puro fatto tecnico: la complessità dell’emissione difonica attraverso le corde vocali riguarda anche il contesto culturale. Ben lo sa il team autore di questo volume, coordinato da Alberto Ezzu: Massimo Amelio, Marco Buccolo, Alberto Guccione, Raffaele Schiavo e Alice Visintin, oltre ad Ezzu, affrontano il canto difonico sotto il profilo esecutivo, ma anche storico, fisiologico e fisico, comparando rapidamente anche i differenti stili nei repertori mongolo, tuvano, tibetano e xhosa.

Essenziale, in tutti questi contesti, il cosiddetto “ascolto cantato”: dopo aver descritto la struttura fisica del suono, la sua composizione in singole sinusoidi e la rilevanza delle diverse componenti armoniche, Ezzu dedica ampio spazio all’affinamento dell’orecchio; d’altra parte bisogna sapere “cosa” è necessario ascoltare per poterlo riprodurre. Interessante poi il capitolo di Schiavo sulla risonanza armonica del corpo attraverso la vocalità, votato a dimostrare come in realtà la nostra stessa fisiologia ci consenta naturalmente una pratica che pare invece artificiosa e per questo complessa: l’uso delle vocali, le loro sequenze – in particolare UOAEI – attraverso la fonazione delle quali chiudiamo o allarghiamo la forma delle labbra e del cavo orale – il loro utilizzo all’interno di melodie già note “rilette” con un orecchio accorto consentono di avvicinarsi alla tecnica anche a un principiante: come sottolinea successivamente  Guccione infatti, la voce è capace di riprodurre solamente ciò che l’orecchio percepisce: non può esserci allenamento tecnico quindi senza prima un training dell’ascolto.

Ma, dopo tanta lettura, come possiamo mettere in pratica gli insegnamenti? Ci viene incontro il cd allegato, che contiene otto esempi di canto armonico, improvvisazioni nei differenti stili eseguiti dagli autori del testo, e tre frammenti strumentali, di cui due molto lunghi, utilizzabili come basi per i novelli cantori di gola.

 

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