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RECENSIONI - Musica Practica



Recensioni: Io suono l'arpa

Gabriella Bosio, Io suono l’arpa

(«Il Giornale della Musica», n. 188, dicembre 2002)


UN METODO DI GABRIELLA BOSIO PER BAMBINI E GENITORI

L’ARPA MAGICA DEL FANCIULLO

Si può cominciare già a quattro anni. Lezione per lezione, nulla è lasciato al caso: scelte metodologiche e didattiche sono spiegate in modo approfondito, le illustrazioni accompagnano l’apprendimento de bambino


Nella seconda metà dell’Ottocento, la grande musica europea (prima di esplodere nel mondo intero) aveva imposto ad alcuni strumenti un ruolo quanto mai definito e preciso: gli ottoni trascendenti nei corni di Brahms e tremendi nelle tube wagneriane, il principe pianoforte, accarezzato e martellato, immancabile compagno per qualsivoglia approccio allo studio della musica e la magica, rarefatta, impalpabile arpa. Strumento femminile per tradizione, con un suono troppo sovente sperduto nelle grandi orchestre tardo-romantiche, abusato per facili effetti new age nella poetica impressionistica, per lunghi anni, l’arpa è stata quasi dimenticata, strumento minore, riservato ad esperienze marginali. Ma è giunto il momento dell’atteso riscatto. Già Alfredo Casella, nel suo grande lavoro sull’orchestrazione contemporanea, anticipava che l’arpa avrebbe potuto, in un avvenire prossimo, «ritrovare il favore perduto, ché numerose sono ancora le risorse “vergini” dello strumento e, d’altra parte, nessuno può oggi ipotecare l’avvenire, il quale ci riserverà ben altre sorprese». E oggi, finalmente, con la diffusione trasversale dell’arpa negli ensemble contemporanei, nella musica celtica, folk, popular, quell’avvenire sembra essere qui tra noi.

La rinascita di uno strumento tuttavia non dipende soltanto dalle mode: ci vuole anche l’opera sicura e professionalmente corretta di maestri che sappiano immaginare percorsi validi e convincenti per i propri allievi. Ce lo conferma Gabriella Bosio, che, sulla scia della sua pluriennale e caleidoscopica esperienza e con l’aiuto dell’entusiasmo che tuttora caratterizza il suo modo di lavorare, per «contrastare il luogo comune che considera l’arpa uno strumento prettamente femminile» e per ribaltare la facile suggestione di un’iconografia «che per secoli ha rappresentato sempre solo angeliche figure femminili intente a suonare l’arpa», propone Io suono l’Arpa, un Metodo intuitivo illustrato per piccoli arpisti a partire dai 4 anni d’età, offrendolo allo stesso modo a maschietti e femminucce, in un originale e convinto “patto di pari opportunità”. Il metodo si compone di due volumi: il Libro dell’allievo e la Guida per insegnanti e genitori. Di solida e convinta scuola suzukiana, l’autrice coinvolge da subito nel dialogo educativo mamme e papà, in modo che possano diventare preziosi collaboratori dell’insegnante, ma aggiunge subito: «Ricordate che la lezione è in primo luogo destinata al bambino e poi al genitore». Il volume per i grandi si apre con un’utile e motivata introduzione nella quale si definiscono le caratteristiche del metodo e si forniscono precise informazioni sull’organizzazione concreta delle lezioni: «Una cosa è saper suonare e un’altra è saper far suonare». Il discorso è chiaro e attento; Gabriella Bosio pone l’attenzione al processo di memorizzazione che il bambino deve compiere, all’utilizzo meditato dei tempi e delle durate nei vari momenti in cui si deve articolare una lezione, all’analisi minuziosa delle posture e della posizione e articolazione di mani e dita, sino ad entrare nei particolari legati all’altezza e alla posizione dello sgabello, alle dimensioni appropriate e personalizzate dello strumento e alla sua accordatura: «I bambini hanno un orecchio molto sensibile e vengono irritati dai suoni prodotti da arpe scordate».

Nell’ampia seconda parte del volume l’insegnante (e con lui i genitori) viene accompagnato letteralmente per mano. Lezione per lezione nulla è lasciato al caso: le scelte metodologiche e didattiche sono spiegate in modo approfondito, posture, trucchetti, accorgimenti condiscono le musiche proposte, fotografie e puntigliose didascalie indicano la posizione di spalle, braccia, mani e dita. La progressione degli studi è elaborata con cura, accompagnata in modo costante dalle note di Bella Stella, che ci riconduce con forza nel mondo sonoro del metodo Suzuki e che viene presentata come base per testi dedicati «compilati in modo da indicare gli elementi a cui porre attenzione». Il volume rivolto all’allievo si avvale, per le illustrazioni, della figura di un simpatico maschietto disegnato da Giorgio Delmastro, che accompagna il bambino nel suo divertente ma serio gioco. Esposte secondo una rigorosa progressione didattica, le lezioni si presentano ricche di coloratissime vignette; inoltre, l’autrice ha avuto la riuscita idea di condire i pentagrammi con vivaci icone di facile ed immediata lettura, per ricordare al bimbo trucchi, posture, tecniche e articolazioni specifiche. In ultima pagina, se meritato, Il mio primo Diploma di Arpista, documento conclusivo con tanto di data e di firme. Un’ultima, non trascurabile risorsa: il metodo è “available in english I play the Harp” e “disponible en français Je joue de la Harpe”; un ottimo stimolo a rinforzare i percorsi di interscambio didattico-metodologico per un linguaggio educativo quanto più condiviso possibile nella futura Europa allargata.

Paolo Salomone

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(Harp Seasons, autumn 2007. Quarterly Newsletter from Harpes Camac)

Meeting with Gabriella Bosio

The Suzuki Method School


Gabriella Bosio has been teaching the harp in Turin, Italy, for the last thirty-two years, twenty of which using the Suzuki method for very young students.

Building on this long pedagogical experience, she is going to publish in French and with Musica Practica her method, which has been out for four years in Italy: “I play the harp: Practical Method for Children from the Age of Four”. I took advantage of her presence at the 7th European Harp Symposium in Cardiff to meet her, and satisfy my curiosity about the famous Suzuki method, the teaching of it, its results and of course the nature of the harp method.

The Suzuki method consists of the ‘mother tongue‘ principle, and the theory that music can be learnt very young, following the example of the mother tongue through imitation and repetition – provided that the child is submersed in a musical world and that he works every day. Music is a language like any other. If a child is capable of assimilating entirely naturally a language that is difficult for an adult, like Hungarian or Japanese, why shouldn‘t he earn music with equal ease? Clearly it is necessary to adapt teaching and listening to the vocabulary of a young child, rendering it playful and easy to understand. At this age, even the most difficult things are learnt easily, and even the most arduous technique like that of the harp may be acquired: we have only to dissect the process as much as possible, to picture and direct it in a way that suits the child.

In this way the thumb bending becomes the neck of a friendly giraffe who bows in greeting! It is also necessary that the parents and those around the child implicate the discipline of daily study: every day you must eat, get dressed, learn new words and practise your instrument... This method is the fruit of 15 years of experience and personal study by Gabriella Bosio in contact with very young pupils. Her goal is to enable the earliest harp learning, no matter who the child, and that when the child is older he be able to integrate it with the more ‘classical‘ teaching method at the heart of conservatoires, in order to combine its advantages with technique and repertoire. The Suzuki method does not try to form little geniuses before time (even if some, such as Letizia Belmondo – one of the very young students of Gabriella Bosio – are hailed for their developed talent), but first and foremost to integrate music into the education and general development of the child. This method of harp learning is addressed to teachers (experienced or not), who teach very young children or adult amateurs and who, in not putting a traditional method of working forward, need to forge a new teaching strategy. Many harpists who have learned how to play everything, but not how to put it across: having a technique doesn‘t mean one can teach it. How to explain the gestures you yourself have accomplished automatically, day after day, for years? This is the challenge that Gabriella has been endeavouring to pin down for the last 15 years, since she took on the task of adapting the Suzuki method to harp teaching. By what pictures, which stories, can we teach a child of four how to position the thumb; a thumb that must be straight, high, free and articulated? The Method devised by Gabriella consists of two volumes: one for the pupil (yellow), and one for the teacher (blue). The pace is deliberately slow. Each piece employs one entirely new technique, and revises those previously acquired: staccato, legato, co-ordination, with one finger, then two, then three. It is fundamental to work in a comfortable way, to cement each foundation very firmly before moving on to acquire another, so as to offer each pupil the possibility of proceeding at his own pace and as far as he wants to go. It is beyond doubt that Gabriella has blossomed in this teaching method, off the beaten track from her own traditional training! Her generosity and commitment sparkle: she invests in her pupils without ever counting the cost, and they repay her well. On the stage, they are concentrated, united, happy to play the harp and make music, real music. An unquestionable success! Grounds to incline towards this “Practical Method for Young Children”, to address another way of teaching and to acquire new tools of communication? The choice is yours...

Florence Lédi-Marque

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