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Recensioni: La suòna-téla. Gioco-lavoro per giovanissimi pianisti

«Musica Domani», n. 101, 1996

L'idea di un approccio esplorativo alla tastiera è al centro di questo nuovo testo rivolto ad allievi di età variabile tra i 4 e i 10 anni. Il sottotitolo, Gioco-lavoro per giovanissimi pianisti, sintetizza le proposte musicali contenute nel quaderno, tutte impostate sulla sperimentazione del linguaggio sonoro attraverso improvvisazione, creazione, invenzione originale di testi.
L'itinerario tecnico-didattico segue punti ormai consolidati nel panorama metodologico dell'approccio pianistico: cluster giocati sui contrasti di altezze, di durate, di velocità; sonorizzazioni di storie; progressiva indipendenza delle dita (dall'appoggio su 5, su 2, fino allegato indipendente); graduale acquisizione della notazione tradizionale; esercizi di trasformazione ritmica.
Obiettivo finale dell'autrice è l'acquisizione della capacità d'inventare musica, di analizzare i brani, di curare timbro e dinamica durante l'esecuzione. Il volumetto è corredato di disegni in bianco e nero e di fumetti-guida per l'allievo. (B.P.)


«Suonare news», anno 18, n. 184, giugno 2012

La didattica infantile per pianoforte è ricca e spesso di qualità; eppure non passa inosservato il metodo di Augusta Dall'Arche: La suòna-téla. Questo divertente gioco-lavoro si rivolge ai giovanissimi pianisti, dai 4/5 anni in su. L'Autrice, pianista e docente di Pedagogia al Conservatorio di Foggia, propone un percorso logico e graduale. Il bambino esplora lo strumento, esegue, improvvisa, compone e drammatizza racconti. La tastiera è sempre schematizzata in ogni pagina, in alto. Simpatici ragnetti scendono giù, tessendo un filo della téla da ciascun diatonico. Il bambino collega ogni suo gesto ai fili, quindi ai tasti. Alla fine si rotea il libro; la tastiera è a sinistra: i fili diventano le linee e gli spazi del sistema pianistico. Le storie sono allietate da simpatici disegni, da colorare. Nel titolo, spiritoso e musicale, gli accenti grave e acuto sono usati a proposito. Visti tutti gli straordinari strafalcioni linguistici che dobbiamo tollerare, non è poco. (Antonio Galanti)

 

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