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Recensione: Il bambino e il violoncello

Antonio Mosca, Il bambino e il violoncello

(«Suonare News», ottobre 2006)

TUTTA UNA VITA DENTRO UN LIBRO (di Alice Bertolini)

Il bambino e il violoncello: un nuovo approccio per insegnare.

Una volta tanto, un libro di didattica per bambini si rivolge in primo luogo agli insegnanti, ma soprattutto ai… genitori. Per rendersene conto, basta sfogliare il libro: poche pagine di musica; ma più di 200 fotografie, simpatiche ed esemplificative, ben comprensibili da tutti. In effetti, Il bambino e il violoncello, edito da Musica Practica di Torino, non intende sostituire, ma affiancare le “tradizionali” pubblicazioni didattiche.

L’autore, Antonio Mosca, professore emerito di violoncello al Conservatorio torinese, perfetto conoscitore del metodo Suzuki, ha riversato in questo volume l’esperienza di una vita; curando l’approccio tecnico strumentale in una visione più ampia, ben armonizzata con la mente, il corpo e lo spazio che lo circonda (dalla ginnastica agli esercizi, dal “galateo” all’uso di speciali “correttori”). Utile anche per i violinisti.

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(«Giornale della Musica», n.234, febbraio 2007)

IL VIOLONCELLO SUZUKI

«Ascolta bambino, ti parlo come un padre. La mia vita con la musica, in compagnia del violoncello, è stata bella». Questo l’incipit del messaggio augurale del volume Il bambino e il violoncello. La metodologia Suzuki per lo studio precoce di alcuni strumenti (soprattutto archi) prevede anche, accanto al maestro che deve essere certificato dalle apposite scuole di formazione, la partecipazione attiva, molto attiva, dei genitori. I quali devono, almeno all’inizio, seguire i primi approcci allo strumento insieme ai propri figli, sperimentando, obbligatoriamente in prima persona, lo studio dello strumento. Antonio Mosca è nume e luminare del metodo Suzuki in Italia, colui che l’ha importato e diffuso con convinzione, caparbia e con dedizione unica, tanto da far meritare all’ignorante (musicalmente parlando) popolo italico nientemeno che la 14a Suzuki Method World Convention, che ha portato nella città olimpica torinese più di tremila piccoli strumentisti, docenti e accompagnatori da tutto il mondo.

Nulla da dire sul nuovo approccio per insegnare il violoncello.

L’esperienza e l’amore dell’autore per il suo mestiere e per la vita hanno prodotto un libro agile, svelto, accattivante. Le moltissime fotografie non lasciano dubbio alcuno su posture, esercizi e giochi motori. Non c’è molta musica, ma c’è tutto, proprio tutto, ciò che serve per iniziare e continuare a toccare lo strumento con la corretta impostazione ed il giusto spirito. Ogni argomento proposto è curato con puntiglio – persino la “posizione” dell’insegnante e del genitore accanto al bambino – e con una gradevole leggerezza, che esalta l’anima bambinesca: saper fare le cose serie con lo spirito del gioco. Un libro che non può mancare nella biblioteca di qualsiasi violoncellista – tutti hanno sempre qualcosa da imparare – utilizzabile anche, con gli opportuni accorgimenti didattici, dai maestri degli altri strumenti ad arco. Buono studio, dunque, ed un “saluto del violoncellista” ai sempre più numerosi “suzukini”.

p.s.

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