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Recensione: Le storie della tecnica

Antonio Mosca

LE STORIE DELLA TECNICA –

COME ARRIVARE AL DIPLOMA DI VIOLONCELLO RACCONTANDO DELLE STORIE

(«Il giornale della musica», anno XXVI, n. 269, aprile 2010

Agli ordini di Capitan Indice

Fiabe e racconti autobiografici di Antonio Mosca in un libro utilissimo, frutto di una lunga e intensa esperienza didattica, che insegna ai bambini tecnica e metodi per suonare il violoncello

Attenti!! Siamo in caserma e l’addestramento ha inizio. Capitan Indice comanda e le altre dita assumono il ruolo loro assegnato. Il Pollice, poi, «è la Legge ed è posto sul “monte”, la parte finale del nasetto: è duttile e riposa quando tutti i soldati dormono». L’immaginazione di Antonio Mosca, in veste di narratore, gli permette di descrivere in modo accattivante e coinvolgente gli esercizi musicali contenuti nel suo ultimo lavoro per lo studio del violoncello, intitolato appunto Le storie della tecnica. Con l’affetto autentico di chi ama i propri “nipotini” e li aiuta a scoprire il mondo e la musica che sono in loro, il grande didatta e padre del Metodo Suzuki in Italia racconta la tecnica dello strumento. Aiutato dalla potenza della pedagogia immaginifica, Mosca conduce l’allievo sopra le nuvole, sull’ottovolante, lo fa preparare all’atterraggio dell’arco-aereo e, con un fischio, indica la rotta alla nave, al barcone… all’anatra. Così, nel corso del testo, le dita lasciano la loro carriera militare per diventare “semplici” papà, mamme, bambine e bambini grandi e piccoli, che in compagnia del loro cagnolino – ovvero il pollice che obbediente li segue nei loro spostamenti – mangiano la minestra, danzano la quadriglia, visitano castelli, oppure si arrampicano sul Cervino e sul Monte Bianco, montagne che, con le loro cime alte e ardite, rappresentano rispettivamente la quarta e la settima posizione.

 

Le metafore molto concrete, immediate, che Mosca propone costituiscono un sistema a portata di bambino, ma affascinante anche per l’adulto: una potente risorsa didattica per il maestro.

 

Questo è il suo terzo e ultimo metodo ci dice e si compone di due volumi distinti: il Libro della Tecnica e il Libro delle Storie. Il primo dei due, i cui capitoli sono presentati da titoli molto fantasiosi che ne sintetizzano in modo originale e appropriato gli aspetti salienti, è un vero metodo composto dagli esercizi fondamentali per accompagnare quotidianamente lo studio del giovane violoncellista. Vi si trovano, infatti, in una progressione didattica ben organizzata, pagine e pagine di studi che, presentati con assoluta competenza pedagogica, ricalcano le orme classiche che hanno aiutato da sempre i musicisti a «costruirsi un proprio corpo suonante».

 

Gli esercizi, mirati e preziosi, sono il frutto di una lunghissima e intensa esperienza didattica: il cambio di arcata e di corda, bicordi e accordi, scale, arpeggi, il vibrato, il balzato e così via, sino allo studio dei “suoni degli angeli”. Sono così soprannominati gli armonici naturali e artificiali che l’autore utilizza in una breve e singolare “Ninna nanna dell’angelo” di sua composizione, dedicata «ad Amarianto, il mio angelo dimezzato che illumina e accompagna i miei sogni». Per meglio muoversi al suo interno ed utilizzare il metodo, è indispensabile, per professori e allievi, leggere e tener conto dei consigli espressi nella prefazione del volume, dove Antonio Mosca invita caldamente il musicisti ormai avanti nello studio «a ripercorrere quello che è stato il suo background tecnico, per arrivare così al diploma tranquillo e tecnicamente preparato».

 

Il secondo volume, il Libro delle Storie – sorta di inserto del testo principale – è proprio tutto da leggere. Pare, quasi, dedicato ai genitori, perché la sera possano mescolare alle classiche fiabe la lettura di queste avventure, ricamate attorno al violoncello: «Le storie qui raccontate – spiega l’autore – fanno riferimento a esperienze e fatti realmente vissuti dal sottoscritto nel corso della sua vita, da quando ero ragazzo di campagna, poi studente e, infine, professionista». Lo strumento, da semplice pezzo di legno, con l’aiuto, il coinvolgimento, la dedizione e l’amore del piccolo ma caparbio musicista, acquista una sua anima sonora, capace d’essere vivo, di trasmettere pensieri ed emozioni: proprio come capitò al famosissimo Pinocchio. Considerato che nessuna favola è innocente, in modo straordinario ci si accorge di come un mondo nuovo, sinora mai espresso, possa entrare nelle case dei piccoli violoncellisti.

 

Viene proprio da domandarsi perché mai nessuno prima l’avesse pensato. Un esempio può rendere l’idea della ricchezza che la narrazione aggiunge al metodo, e poi conviene lasciare a maestri, allievi, genitori, il piacere di leggere, scoprire, sperimentare ciò che Antonio Mosca, il Collodi del violoncello, ha saputo raccontarci. «Se potessi tornare indietro mi piacerebbe ritrovare il profumo dell’erba tagliata, del fieno essiccato, del mulino che macina il granoturco. Se potessi tornare indietro ascolterei il mio maestro che mi diceva sempre di studiare i passi tecnici e melodici non solo come erano scritti, ma anche al contrario, cioè all’indietro, poiché affermava che la pasta si stira, si volta e si passa al contrario, che il ferro da stiro stira da una parte e noi dall’altra».

 

PAOLO SALOMONE

 

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