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Recensione: Introduzione alla musicoterapia

Ezzu-Messaglia, Introduzione alla Musicoterapia

(«Suonare News», giugno 2006)

 

In principio era la musica (di Alice Bertolini)

In principio era la musica. Prende il via dalla Bibbia questo libro, il primo della collana curata dal Centro Benenzon di Torino, che racconta l’origine dei suoni e della percezione uditiva. Poi il discorso si allarga fino a diventare un’ampia introduzione, insieme storica e teorica, al multiforme universo della musicoterapia. Alberto Ezzu e Roberto Messaglia ripercorrono l’evoluzione della disciplina attraverso diverse epoche e aree geografiche: dalla Grecia antica al taoismo, dai riti sciamanici alla new age. Poi descrivono i fondamenti teorici e scientifici, spiegando come orientarsi tra le diverse tecniche. L’ultima sezione è dedicata alle applicazioni pratiche, con tutti i segreti per “curare” con la musica.

 

 

(http://musicaclassica.biblio-net.com/artman/publish/news1199.shtml, 26-04-2006)

Un’introduzione alla Musicoterapia (di Sandra Masci)

 

Il volume si presenta come un manuale che in maniera accurata e approfondita attraversa le varie regioni attinenti la disciplina musicoterapica. La parte storica che spazia dal libro della genesi, ai Veda, fino allo Sciamanismo, con sensibili riferimenti all’uso del musicale nel cinema, oltre ad essere esaustiva ed attenta nella sua trattazione, risulta gradevole per la capacità degli autori di offrire al lettore continui rimandi e citazioni che rendono dinamica tutta l’area storica, arricchita tra l’altro da una significativa bibliografia.

La seconda parte dedicata ai Fondamenti della Musicoterapia, dopo aver rivisitato in veste attuale le varie questioni relative alla disciplina – il binomio scienza/arte, la formazione, la supervisione e la ricerca – analizza l’aspetto acustico del suono, mettendo in relazione gli aspetti della percezione e dell’elaborazione e presentando il modello psicodinamico.

Se nella prima parte del volume sono presentati due grandi indirizzi relativi ai numerosi modelli musicoterapici - uno orientato alle proprietà acustiche del suono e ai suoi effetti sulla materia, l’altro che utilizza musica pre-confezionata attribuendole significati psicologici ben precisi - nella terza parte vengono esposti i cinque modelli riconosciuti nel IX Congresso di Musicoterapia di Washington (1999), due dei quali fanno riferimento al metodo recettivo e tre a quello attivo. Completa il testo l’esposizione di altri modelli che integrano diverse tecniche applicative e che promuovono la musicoterapia nel più ampio ambito delle artiterapie.

L’ultima parte del testo, dedicata alle applicazioni cliniche della musicoterapia, esplora tra gli altri, anche campi nei quali le esperienze maturate nel nostro Paese sono meno numerose e il cui sviluppo è relativamente più recente.

Conclude il volume un utile glossario dal quale il lettore potrà partire per ulteriori approfondimenti, unitamente ad un elenco di risorse web.

Il testo, uno dei più completi nel suo genere, è fruibile non solo dai professionisti del settore ma anche da tutti coloro che sono interessati ad approfondire l’argomento, proprio per la scorrevolezza della scrittura e la capacità di sintesi degli autori.

 

 

(«La Stampa», 13 maggio 2006)

Ecco il bello della musica terapeutica (di Irene Galbiati)

 

Ciascuno di noi ha un corredo sonoro - una nenia, una melodia, il ticchettio della pioggia che evoca sensazioni e ricordi. Il suono ha anche il potere di esercitare pulsioni sul corpo rilassando i muscoli oppure sollecitandoli fino alla frenesia (la taranta) o ad un rapporto fisico intenso come quello di un suonatore con il suo strumento (ricordate Jimi Hendrix?) fino ad arrivare ad una dimensione metafisica (presente in molte culture orientali, africane, aborigene). Sulle premesse delle «capacità» del suono è stata sviluppata da varie scuole di pensiero la musicoterapia che ha origini primitive e utilizza il suono come «cura» attraverso l’ascolto passivo con la produzione di suoni. Qui i pazienti vengono messi nella condizione di suonare semplici strumenti musicali a corda o a percussione talvolta soltanto battere le mani. Importante non è l’abilità ma il metodo che serve per individuare le «identità sonore» dell’individuo: la «musica» che ciascuno di noi si porta dentro come un codice genetico ma anche come esperienza che comincia dall’età fetale. La musicoterapia riesce in qualche modo a riorganizzare le emozioni a ricostruire ciò che si è vissuto e che non si ricorda più: il suono riporta a galla frammenti biografici che possono suscitare reazioni utili alla comprensione delle problematiche. Il campo di applicazione è vastissimo: con persone che hanno disturbi autistici e che vivono un proprio mondo evitando la comunicazione verbale. E ancora la musicoterapia può alleviare disturbi del comportamento e le psicosi. Oppure agevolare malati di Alzheimer ma serve pure come coaudiuvante nella terapia del dolore o contro il disagio psicologico derivante da abusi o ingiustizie sociali. Addirittura aiutare persone in coma. Ma può anche esser utile anche per chi sta benissimo per esempio per stabilire un buon rapporto fra madre e figlio durante la gestazione: qui c’è già un contatto diretto e il ritmo è dato dal battito cardiaco della madre. la sua voce i suoni che il feto percepisce. Ma se si prepara un corredo di suoni prima della nascita si può facilitare la relazione con il mondo fini dai primi momenti di vita. Per saperne di più: oggi alle 16,30 in via Condove 22 si presenta il libro di Alberto Ezzu e Roberto Messaglia «Introduzione alla musicoterapia» in vista del convegno «Musica tra neuroscienze, arte e terapia», organizzato ad Alba dal 30 maggio dal centro Benenzon dall’Asl 18 (neurologia e neuropsichiatria infantile). Per informazioni telefonare al numero: 0115682285.

 

 

(«Giornale della Musica», ottobre 2006)

Balsami sonori

Un libro di Alberto Ezzu e Roberto Messaglia sull’esperienza musico-terapeutica

«L’ambito sonoro è un ambito di relazione, dal ventre materno alla cultura sociale o privata»

 

Fra le oltre cinquanta scuole di musicoterapia in Italia, quella di Torino è una delle più importanti, conducendo parallelamente ricerca, formazione e applicazione: è il Centro di Musicoterapia di Rolando Benenzon, massima autorità mondiale, fondatore e supervisore delle associazioni di musicoterapia in molti paesi dell’America Latina e dell’Europa. Legati al Centro Benenzon sono gli autori di Introduzione alla Musicoterapia (edizione Musica Practica): Alberto Ezzu (musicista e musicoterapeuta, socio fondatore del centro, responsabile della formazione e del tirocinio) e Roberto Messaglia (psichiatra, psicoterapeuta e musicoterapeuta, responsabile della ricerca).

Professor Ezzu, come è strutturato e a chi è rivolto questo libro?

«È il primo volume di una collana e si compone di cinque sezioni: storia, fondamenti, modelli, dalla musicoterapia recettiva a quella attiva, applicazioni cliniche e un glossario, oltre a un’importante sezione bibliografica.Un testo di cui c’era bisogno. La letteratura in questo campo è vastissima, ma nella maggioranza dei casi è dedicata ad argomenti o settori specifici di applicazione clinica o di metodologia. Questo manuale intende offrire un’introduzione storica, filosofica e scientifica alla materia nei suoi aspetti generali. Pensato come manuale didattico, è rivolto a un ampio spettro di lettori: dal musicista al medico a chiunque sia interessato ad approfondire l’argomento muovendosi consapevolmente, ordinando o riordinando idee e soprattutto cancellando pregiudizi».

Che cos’è “musicoterapia”? L’effetto di suono e vibrazione sull’organismo malato oppure l’intervento psicosomatico del dato emozionale della musica?

«Sono definizioni piuttosto vere entrambe, ma vanno completate. Occorre superare l’idea che psiche e corpo siano separati. L’influenza reciproca è sperimentata nella vita quotidiana, e sul dato empirico bisogna costruire una metodologia di intervento che abbia validità scientifica. Alla necessità di impiantare la musicoterapia sul rapporto tra fisicità e mente si aggiunge il bisogno di instaurare una relazione paziente-terapeuta, basata sull’elemento che rende dinamica questa relazione: la musica, fatta di suono, ritmo, movimento. La vita ci insegna che la musica è tra i primi ambiti di relazione umana: dal suono liquido nel ventre materno al proprio battito cardiaco, dalle melodie pentatoniche delle ninnananne di tutto il mondo ai fenomeni sonori nel nostro habitat, fino alla nascita di una cultura musicale, sociale o privata, consapevole».

Verso quali patologie e in quali contesti si applica la musicoterapia?

«Il primo fronte è stato l’autismo, nella maggioranza dei casi a contatto con i bambini. Poi si è passati all’alzheimer, varie forme di handicap, malattie neurologiche e di interesse psichiatrico e infine il coma.Eccetto quest’ultimo caso, l’assunto di base è la consapevolezza della relazione paziente-musicoterapista. La nostra identità sonora riguarda una sfera universale di fenomeni, poi una dimensione gestaltica e infine culturale, individuale o sociale. Nel coma la coscienza della relazione è commisurata alle reazioni epidermiche ed è importante svolgere un’indagine ricognitiva sull’identità sonora del soggetto. Il contesto ideale è un luogo protetto, lontano da contaminazioni esterne. Nella realtà però si lavora in qualsiasi situazione, cercando di creare un contesto non verbale, dove anche la parola ha come principale valenza l’aspetto fonetico».

Qual’è il rapporto del musicista con la disciplina della musicoterapia?

«La mia esperienza personale, essendo musicista, è quella di conferire alla musica meno autoreferenzialità possibile, rendendomi conto di quanto invece rappresenti un potenziale di relazione attiva e di beneficio comunitario. Un punto di vista che nella tradizione musicale indiana aveva già principi solidi e che certo non nega il valore estetico dell’attività di un musicista ma vi affianca quello terapeutico, se non addirittura quello più decisamente etico».

Monica Luccisano

 

 

(Sito della Provincia di Torino, pagina dell’editoria locale a cura di Emma Dovano http://www.provincia.torino.it/editoria_locale/index.htm, 16-10-2006)

La nostra identità sonora

 

Primo libro della collana del Centro di Musicoterapia Benenzon Italia a cura della casa editrice Musica Practica, scritto da Alberto Ezzu, musicista e da Roberto Messaglia medico psichiatra, entrambi musicoterapisti. La prima parte è sulla storia della musicoterapica dalla mitologia al cinema, dal medioevo a oggi, poi i fondamenti della ricerca, il suono, dalla percezione alla elaborazione, i modelli psicodinamici di Freud e Jung. Nella terza parte e nella quarta i vari modelli di musicoterapia e le applicazioni nella clinica.

Nel modello Benenzon si lavora sul principio dell’ISO, l’Identità Sonora che ci identifica e ci caratterizza, che riassume in sé quello che ci è stato trasmesso e quello che abbiamo acquisito con esperienze di vita sociale e culturale, comprese le ninne-nanne cullate e canticchiate, il suono dell’acqua e del vento, il ritmo del camminare sentito quando eravamo portati in braccio. Da qui, dalla nostra identità sonora, una comunicazione tra individui e una relazione che può permettere un cambiamento o almeno ci può provare.

Lo strumento musicale in questa terapia è oggetto intermediario: “incorporato, di sperimentazione, catartico, difensivo” in grado di diventare un’estensione, un ampliamento dei due legati dalla relazione. Un filo, un legame che va oltre la parola, “l’infinito mondo del non-verbale”.

Un testo molto utile anche per i non addetti, uno strumento di prima conoscenza e anche manuale di consultazione.

Imponente la bibliografia: più di duecentocinquanta testi consultati – e consigliati per approfondimenti. Più 33 siti internet. A fine libro, un glossario importante da Alchimia a Zona intermedia di Winnicott, la zona del gioco infantile “… una zona neutrale di esperienze che non verrà messa in discussione”, forse la linea di partenza della relazione bambino-mondo.

Libro molto molto interessante. (ed)

 

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Novità
  • Misura e Dismisura
  • C'erano una volta i Fiati
  • Studi elementari per trombone e ottoni bassi

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